Sito Ufficiale della Democrazia Cristiana Mesagne: Intervista al Segretario dal Quotidiano "Libero" del 16 febbraio 2008
 
 
lunedì 18 febbraio 2008
Intervista al Segretario dal Quotidiano "Libero" del 16 febbraio 2008

di TOMMASO MONTESANO ROMA

Non è un parlamentare, né un ex. E guida un partito che nel 2006, per giunta nell'Unione, ha raccolto in media lo 0,2%. Eppure il Cavaliere lo bracca da giorni. Meglio, dà la caccia al simbolo che lui porterebbe in dote: lo Scudocrociato con la scritta "li bertas" tornato improvvisamente di moda visto lo stato dei rapporti con l'UDc di Pier Ferdinando Casini. E lui, Giuseppe Pizza, segretario politico della Democrazia cristiana, alza la posta: «Io il simbolo non lo metto a disposizione di nessuno. Sto verificando se c'è la possibilità, senza perdere la nostra identità, di collegarci con il Popolo della Libertà. Noi facciamo riferimento al Partito popolare europeo». Proprio come il PdL. «Esatto, proprio come il PdL del presidente Berlusconi. Però vogliamo mantenere la nostra identità, il nostro simbolo. Il Pd ha fatto un'eccezione per Di Pietro; mi auguro che Berlusconi, oltre che con la Lega, la faccia per noi». Il Cavaliere, almeno stando alle indiscrezioni, sembra pensarla come voi: lo Scudocrociato sulla scheda per attrarre, soprattutto nel Mezzogiorno, i voti centristi... «E io spero che sia così. Sto lavorando perché ciò succeda. Questo ci darebbe la possibilità di dare un contributo alla vittoria del centrodestra nelle regioni meridionali, dove siamo molto radicati». Il piano del Cavaliere è questo: voi vi alleate, in una sorta di Lega del sud federata con il PdL, con il Movimento per l'autonomia di Raffaele Lombardo e la nuova Dc di Gianfranco Rotondi. Il tutto, almeno così pensa Berlusconi, in chiave anti-UDc. Lei è disponibile agli apparentamenti? «Sicuramente. Con Lombardo, in particolare, c'è un rapporto di affetto e stima dai tempi della comune militanza nel Movimento giovanile della Dc, all'inizio degli anni Settanta. Le dirò di più». Prego. «È da oltre un anno che mi sto dando da fare per aggregare l'area democratico-cristiana: ho parlato con l'amico Casini, mi sono rivolto agli amici Dc che hanno difficoltà a stare nel Pd...». Risultati? «Scarsi». Però adesso c'è la Rosa bianca del duo Baccini-Tabacci. «È un tentativo che guardo con grandissimo rispetto e grandissima attenzione». E basta? «C'è il rischio che resti solo un fatto di testimonianza. Mi auguro sia una cosa diversa da un pur nobile tentativo di carattere culturale». Come sono i suoi rapporti con l'UDc? «Con Casini ci conosciamo da moltissimo tempo. Anzi, credo che abbia iniziato a fare politica con me quando io ero delegato nazionale del movimento giovanile Dc. Però una contestazione gliela faccio». Quale? «Sul simbolo, querelle giudiziaria a parte, non ci può essere il nome di Casini. Lo Scudocrociato rappresenta qualcosa in più della storia, per quanto rispettabile, di una persona». Parliamo di numeri. Qual è l'obiettivo della Dc? «Non sarebbe azzardato pensare che lo Scudocrociato valga un milione di voti. Alle ultime Politiche, nella coalizione di centrosinistra, abbiamo raccolto 73 mila voti alla Camera e 72 mila al Senato, con punte del cinque per cento in Calabria. Senza fare campagna elettorale e presentandoci solo in alcune circoscrizioni». A proposito del simbolo. A che punto è la guerra giudiziaria? «C'è una sentenza esecutiva che ci affida lo Scudocrociato, ma noi non abbiamo mai proceduto ad azioni di sequestro del simbolo illegittimamente usato dagli amici dell'UDc. Siamo per una politica mite e dialogante». Adesso non la imbarazza l'eventualità che il suo Scudocrociato contribuisca ad affossare «l'amico» Casini? «Non credo che questa sia la prospettiva. Io comunque ho proposto molte volte a Casini di creare una federazione che utilizzasse il nome e il simbolo della Dc con lui come leader naturale. Ma Casini ha sempre detto di no». Perché avete abbandonato Prodi? «Lui stesso ha verificato che è impossibile governare con la sinistra antagonista. Dopo un periodo di maturazione ci siamo resi conto che così non potevamo andare avanti». E avete ceduto al Cavaliere. «Bisogna fare i conti con la realtà di questa legge elettorale. Noi siamo alternativi alla sinistra radicale: non abbiamo potuto fare altro che questa scelta in virtù dei rapporti eccellenti che abbiamo con Berlusconi e della comune appartenenza al Ppe». CALABRESE Giuseppe Pizza è nato a Sant'Eufemia d'Aspromonte, il 21 dicembre '47. È sempre stato Dc. LA DIASPORA In seguito alla fine della Dc, nel 1994, è stato tra quelli che hanno portato avanti, seguendo l'iniziativa di Flaminio Piccoli, il movimento politico di Rinascita della Democrazia Cristiana. IL SIMBOLO Pizza è legalmente proprietario del simbolo dello Scudocrociato con la scritta Libertas.
posted by segreteria Dc @ 09:45  
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